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Testimonianze

"Maria ha reso la mia malattia una Croce d'amore"
13 settembre 2013
di Alessandro Andalò
 
Carissimi amici, leggo da tempo la vostra rivista con frutto, apprezzando le meraviglie della Madonna in tante persone. Scrivendovi questa lettera so di espormi, ma lo faccio perché magari a qualcuno può servire. Ho sempre chiesto al Signore di fare un sacrificio nascosto e silenzioso della mia vita, e mi ha accontentato anche se in maniera molto dolorosa. A 18 anni sono entrato nell’Opus Dei con una vocazione limpida, con grande gioia. Già da tempo pregavo la statua della Madonna nella basilica di San Francesco a Bologna, per sapere che cosa dovevo fare nella mia vita. È andato tutto bene per tre anni, poi mi sono ammalato di una malattia psichica, la psicosi maniaco-depressiva, ed è iniziato il Calvario. Ho dovuto cambiare incarico nell’Opus Dei perché troppo grande sarebbe stato complessivamente il carico. Sono rimasto come cooperatore, che sono i parenti stretti dell’Opus Dei. Credevo di aver perso la vocazione e ho provato un dolore grande, fin quando ho capito che il Signore non mi aveva tolto niente, anzi mi chiedeva di seguirlo più da vicino. La malattia intanto mi faceva passare dallo stato euforico a uno depressivo che, al contrario, rischiava di schiacciarmi sotto il peso del non senso. Non c’è da stupirsi se le persone in questo stadio pensino al suicidio. Io sono stato fortunato, perché non ci ho mai pensato. Perché avevo vicino familiari, amici e tante persone dell’Opus Dei che mi trasmettevano affetto e preghiera. Evidentemente, però, il burrone della morte l’ho passato anch’io, ma la Madonna mi ha tenuto in braccio, non facendomi accorgere del pericolo. Devo a Maria tutto, Lei che è la Regina Pacis e la Mater Misericordiae: andiamo con fiducia da Maria per ottenere Misericordia! Ad Jesum per Mariam. Totus tuus


Sono ormai 33 anni che la malattia che si manifesta ogni tanto, anche se in forma sempre più attenuata in intensità e lunghezza. Dovrò conviverci per tutta la vita a meno di un miracolo che è sempre possibile, anche se non è la cosa più importante. Infatti quello che conta è fare la volontà di Dio fino in fondo, anche se costa perché in gioco c’è la salvezza delle anime. Se qualche volta il Signore mi chiede di espiare con Lui vicino alla Croce in compagnia della Mater Dolorosa, nonostante la durezza di questa malattia, occorre rispondere un sì timoroso, che è il prolungamento del primo sì iniziale: fiat mihi secundum verbuum tuum. Ma la forza per andare avanti non è nelle mie capacità, che pur ci sono, ma nella Grazia di Dio, che è un torrente in piena, nella Mater Divinae Gratiae che consola, asciuga le lacrime, anche quando non riusciamo nemmeno a piangere. 
Comunque sono riuscito a condurre una vita quasi normale, con le mie amicizie, con il mio lavoro, a volte interrotto, pertanto avanti il motto “Pensare di far felici gli altri, che alla mia felicità ci pensa Dio”. In fase depressiva la felicità non esiste: ci si muove in un mondo diverso, al rallentatore, che ti vuole schiacciare nel non senso, in una palude dove non puoi fuggire, con le cose più belle e che ami che si trasformano in spade acuminate che ti trapassano da parte a parte causandoti molto dolore. Sembra non esserci via d’uscita. Avviene anche una certa avversione verso Dio, non si riesce a pregare, mentre una volta usciti grazie alle medicine si scopre che anche il corpo può pregare. Le consolazioni in depressione sono pochissime e anch’esse zavorrate. L’unica vera consolazione è il sonno. Poi improvvisamente si esce da questo stato per entrare quasi sempre in quello euforico. Non c’è pace. La cosa da fare subito è cambiare la medicina, ma è difficile perché uno si sente bene. Ci ho messo molti anni per non farmi fregare. Il fatto è che uno si sente troppo bene, il pensiero tende ad accelerare. Se parliamo del campo soprannaturale, si rischia di farlo diventare magico. Si fanno cose un po’ strane a volte, ma non ho mai fatto del male a nessuno, nemmeno un po’. Poi le medicine fanno effetto e si scende di nuovo, prima di ricadere nella depressione. Il periodo normale adesso dura circa due mesi. Occorre tanta pazienza e abbandono: La Madre veglia sempre e, quando chiama, occorre andare a trovarla.


Tre anni dopo l’inizio della malattia sono stato a Lourdes come barelliere dell’Unitalsi, perché volevo imparare dai malati. I ricordi sono tanti, legati a persone che sono da tempo in Cielo, e quell’effige di Maria mi è rimasta impressa. L’anno dopo, siccome nel frattempo era morto mio padre, l’ho guardata spesso con aria interrogativa, in uno scambio di sguardi. Poi ci sono tornato più volte a Lourdes con viaggio di un giorno. Ho sempre raccomandato tante persone, mentre io mi sono messo all’ultimo posto. Così è successo a Medjugorje nel 1985, nel 2000 e nel 2009. Nel 1985 sono stato testimone insieme ad altri di un fenomeno strano. Stavamo pregando in gruppo il Rosario, quando una signora ha gridato: “La Croce gira! Che facciamo? E io in maniera molto serafica: ‘Continuiamo a dire il Rosario’.” In effetti il fenomeno è durato molto a lungo e sembrava che la Croce roteasse su se stessa. A me non serviva per la mia fede questo fenomeno, ma ad altri, forse, sì. Nel 2000 appena arrivato a Medjugorje iniziò la crisi depressiva: evidentemente la Madonna mi voleva così. Nel 2009 è filato tutto liscio, anche se le emozioni sono state tante. Nella sua straordinarietà, Medjugorje è anche molto normale, perché non si vedono fanatismi, ma molte confessioni, preghiere e amore per Gesù e per la Madonna. Quello che ripete Maria non è altro che il messaggio evangelico che, purtroppo, anche noi cristiani dimentichiamo. C’è bisogno di megafoni d’amore e di misericordia e per far questo occorre abbracciare la Croce che Gesù ha scelto per ciascuno di noi. È dura, fastidiosa, per alcuni versi insopportabile, ma per questo ce la rende più dolce Maria, la Mater Dolorosa. È una Croce d’amore e questo va scoperto con il tempo. Andiamo da Maria con fiducia per ottenere Misericordia! Con fiducia in Maria perché a Lei Dio non rifiuta nulla. Nostra Signora del Sacro Cuore di Gesù, prega per noi. Gesù confido in te, nella tua infinita, eterna, onnipotente, tenera e dolce misericordia! Fac cum servuum tuum secundum magnam misericordiam tum! Carissimi amici, molto potrei scrivere ancora della psicosi maniaco-depressiva. Questa è solo una sintesi eloquente. Maria mi ha preservato da tutto. I miei peccati sono molti. Pregate per me, io prego per voi. È una cosa meravigliosa la comunione dei santi.
 
P.S. “Santificare il lavoro, santificare con il lavoro, santificare gli altri con il lavoro” (san Josemaría). Si può fare anche con questa malattia, che di fatto è un lavoro, una Opus Dei, per quanto strano possa essere.




«La presenza di Maria» - Registrazione del Tribunale di Monza n. 2009 del 9/12/2010
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