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Testimonianze

"Per Lei siamo i pi¨ importanti. Tutti"
13 settembre 2013
Un lettore ci scrive per esprimere la gioia della fede ritrovata nell'incontro con la Madre celeste. E di quell'incontro con Mirjana...

di Alfredo Dolciami

Ho scoperto per caso la vostra meravigliosa rivista in un’edicola del Ferrarese (a Poggio Renatico) e mi sono da poco abbonato. Nel mese di marzo vi ho trovato la storia di due persone che frequentano la nostra chiesa di Santa Lucia in Perugia, la prima essere intitolata alla Regina della Pace. Le due persone sono Costanza Miriano e Marco Maramigi. A quest’ultimo ho detto che la sua storia di conversione assomiglia molto alla mia, iniziata a Medjugorje. Ho quindi pensato di raccontarvela.
Nel 1987 sono rimasto senza lavoro e non sapevo più come fare per sostenere i miei due meraviglioso figli e mia moglie. Una sera, però, a casa di mia sorella, scorsi un libretto con la copertina cartonata che parlava di un paesino della Jugoslavia dove la Madonna appariva a dei ragazzi del luogo.
Premetto che dopo un’infanzia passata sotto la guida di un meraviglioso parroco nel mio paese sulla riva del lago Trasimeno (S. Feliciano) dall’adolescenza fino a 41 anni di vita sono andato via via perdendo la frequentazione della Chiesa, mai però la fede in Dio. La domenica per me non c’era che il podismo e la politica. La crisi economica, poi, mi aveva messo addosso una ribellione a tutto ciò che era il mio volere: qualche volta usciva dalla mia bocca anche qualche bestemmia…   Ma quel libretto, che mia sorella mi disse non interessarle, segnò una svolta nella mia vita. Dopo averlo “divorato” in pochi minuti corsi subito da don Ignazio Zagarelli, il parroco del mio quartiere (S. Lucia), che era stato mio insegnante di religione dal 1962 al 1965 e che aveva battezzato e fatto la Comunione ai miei figli. Lui che, dopo 111 pellegrinaggi a Medjugorje, fece poi costruire la nostra meravigliosa chiesa intitolata alla Regina della Pace. Quando gli chiesi notizie di quello che stava accadendo al di là dell’Adriatico non volle farsi scappare l’occasione di recuperarmi alla fede e mi disse che per il successivo pellegrinaggio di settembre avrebbe provveduto lui stesso per me, nel caso io non fossi stato in grado di far fronte alle spese.


Così, l’8 settembre 1987 partimmo per Medjugorje e il mio entusiasmo, dopo anni di buio, era tornato alle stelle. Don Ignazio mi confessò dietro la chiesa di San Giacomo, dove c’era il prato, e scoppiai in un pianto dirotto, perché i peccati degli ultimi anni mi pesavano come macigni… il più grande di tutti l’aver preferito le gare podistiche domenicali anziché accompagnare i miei figli alla Santa Messa. Dopo la Confessione corsi subito in chiesa, dove caddi in ginocchio, sul duro pavimento di mattonelle, come attirato da una forza sconosciuta. Non so quanto tempo sono rimasi lì, ma so che il caldo, l’odore acre di sudore, il dolore alle ginocchia non più abituate alla genuflessione dopo l’ingresso nella chiesa stessa non esistevano più. Una pace interiore, i pensieri più belli di amore puro, superiore a quello mai provato per chiunque, invadevano tutta la mia anima: era l’amore di Dio, che la Mamma celeste con la sua “carezza” mi aveva donato. Non so per quanto tempo rimasi lì. Ci volle lo scossone di una signora del gruppo per scuotermi da quel dolce torpore: il pullman stava per ripartire, e io dovevo andare.
Quella signora durante il viaggio mi disse che al tramonto il Sole sembrava un’Ostia brillantissima posta sopra un calice dorato. Ma io ero non ero andato a Medjugorje per vedere quelle cose o quei miracoli, a me serviva ritrovare la fede perduta e la “carezza” della Madonna aveva operato in me il miracolo che il Signore desiderava realizzare. Da allora l’amore di Dio mi si è manifestato spesso, tanto che in certi momenti, durante la preghiera, riprovo quella pace meravigliosa nel cuore che mi fa volare molto in alto.


Al ritorno a casa, pochi giorni dopo, ho avuto un nuovo lavoro, una casa, che poi avrei potuto acquistare e via via la gioia di rivedere a Santa Lucia padre Jozo, Vicka, Marija e Mirjana. Quest’ultima, nel 1992 venne nei pressi di Perugia e il mio fratello Doni mi combinò un incontro con lei. Era il 2 febbraio di quello stesso anno e nel pomeriggio, nella casa del mio sacerdote parlai a lungo con Mirjana Dragicevic: le dissi dello scetticismo che in famiglia aveva accolto il mio ritorno dalla terra benedetta, dei sorrisi ironici delle mie sorelle circa la veridicità delle apparizioni della Madonna; del non essere riuscito a portare la preghiera nella mia famiglia. Lei mi esortò ripetutamente a continuare a pregare per tutti e, soprattutto, che alla prossima apparizione avrebbe parlato di me alla Gospa. Poi le prese la mani tra le sue e mi disse: “Tu vuoi bene alla Madonna?”. Tra le lacrime risposi: “Con tutto me stesso!”. Dopo l’apparizione del 2 marzo 1992, Mirjana mi mandò a chiamare da Doni e mi comunicò il messaggio che la Madonna le aveva dato per me e mi disse: “Poi mi ha detto di dirti anche che tu per lei sei il più importante”. A queste parole fui io a prendere le sue mani tra le mie e lei aggiunse: “Per Lei ciascuno di noi è ‘il più importante’”.  Ma allora, mi chiedevo, perché tante persone si buttano via? Ah, se sapessero che c’è la Mamma migliore che abbiamo, la quale ci considera i più importanti per lei, credo che veramente piangerebbero di gioia!
Oggi, in casa mia, non tutto va per il meglio, ma, intanto, mio figlio è andato a Medjugorje con tutta la sua famiglia, compresi i due figli di 6 e 2 anni; mia moglie è stata con me in quella terra benedetta anche lo scorso anno, ed è stato un meraviglioso pellegrinaggio, dal quale è nato un patto d’amore che ci legherà per sempre e ci farà affrontare insieme tutte le prove che il signore permetterà per noi. Entrambi, però, chiediamo alla Mamma celeste di tenerci sotto il Suo manto materno.




«La presenza di Maria» - Registrazione del Tribunale di Monza n. 2009 del 9/12/2010
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